Il mio vicino di casa Carlo mi fa godere più volte

Stavo indossando la mia biancheria intima da notte quando Carlo bussò alla mia porta. Carlo era il mio vicino di casa, aveva quasi 50 anni, due figli ed una moglie che gli faceva passare le pene dell’inferno: aveva più volte cercato di separarsi, ma lei era sempre riuscita a riportarlo a casa con una qualche scusa.

Quella sera, però, Carlo non ne poteva più. Era uscito velocemente di casa e ancora in preda al nervosismo era venuto a bussare alla mia porta. Infilai la vestaglia e corsi ad aprire: stavo per preparare la cena, così lo invitai ad entrare e davanti ad un buon piatto di pasta avrebbe potuto smorzare un po’ la tensione.

Veronica – mi disse mentre portava il primo boccone alla bocca – sai qual è la cosa peggiore nel rapporto tra me e mia moglie?”. Lo ascoltavo con attenzione, e mentre mi diceva di non sentirsi più un uomo, amato ed apprezzato anche per la sua virilità, mi dispiacque molto. Notai però un particolare: spesso il suo sguardo si posava sulla scollatura della mia vestaglia, che avevo cercato di abbottonare alla buona, presa dalla fretta di accogliere Carlo in casa.

godere più volteLo guardai bene e mi accorsi di non avere mai notato due particolari che in un uomo mi facevano impazzire: le labbra carnose e le mani grandi. Mi chiesi come baciava un uomo con queste labbra, e mentre la mia fantasia iniziò a navigare, pensai che avrei potuto sedurlo anche per alimentare il suo ego. In fondo, io e Carlo eravamo amici, e in questo modo avrei potuto aiutarlo un po’.

Mi alzai dalla sedia, e gli chiesi se gli dispiaceva che togliessi la vestaglietta, “tanto siamo in confidenza”, gli dissi. Sorrise ed annuì, e mentre rimanevo con il mio body in pizzo e il gonnellino bianco, mi avvicinai a lui con la scusa di versargli del vino, e mi feci guardare tra la scollatura del seno: lo vidi in difficoltà, e proprio in quel momento decisi di sferrare l’arma finale.

Gli accarezzai il collo e gli presi la mano, portandola sul mio body: “Se vuoi posso farti rilassare”, gli dissi con voce spezzata dall’eccitazione. In quel frangente, sentivo la mia passera riscaldarsi sempre di più di una voglia infinita di essere posseduta, e mentre mi bagnavo, mi prese in braccio e mi portò in camera da letto, si tolse i pantaloni e me lo fece succhiare chiedendomi di farlo con foga e passione. Il suo pene svettò dagli slip, me lo portai alla bocca e mentre stringevo i testicoli iniziai a leccare con la lingua il glande, ingoiandolo di tanto in tanto quasi per intero.

Carlo ansimava, e mentre mi sussurrò che voleva sfondarmi in quell’istante, mi bagnai ancora di più, mi allontanai dal suo membro e allargai le cosce: “Tutta tua”, gli dissi mentre dagli slip fradici si vedevano i miei umori colare. Mi prese con forza, mi tenne le braccia appoggiate al letto e mi penetrò con violenza, facendomi venire una prima volta: stavo godendo tantissimo, quando mi chiese di leccarmi.

Gli spinsi la testa contro la mia passera e mi feci leccare il clitoride, e mentre lo succhiava con avidità si masturbava: con pochi colpi mi inondò il pavimento del suo seme, facendomi raggiungere il culmine del piacere immediatamente.

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